La mostra “Autoritratto di Kalongo” arriva a Novara

Dopo il grande successo della esposizioni al Castello Sforzesco di Milano, al Palazzo Comunale di Siena, presso i  Portici del Grano di Parma, e la piazza del Municipio di Torino, grazie a Fondazione De Agostini e alla collaborazione con l’amministrazione comunale cittadina la mostra  “Autoritratto di Kalongo”  approda nel centro di Novara, dove sarà esposta dal 10 al 29 novembre nella suggestiva cornice di Piazza del Duomo e del Cortile del Broletto.

La mostra – inaugurata lo scorso 10 Novembre –  è parte integrante del percorso educativo “Nuovi Sviluppi” , patrocinato dall’Ufficio Scolastico Territoriale di Novara, che offrirà alle scuole dell’obbligo del territorio l’opportunità di approfondire le tematiche oggetto della mostra partecipando a laboratori didattici gratuiti condotti da operatori della cooperativa Cisv Solidarietà dopo la visita alla mostra.

Clicca sul link sottostante per vedere le foto dell’inaugurazione e dell’allestimento della mostra:

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.294898190530614.74927.129614623725639&type=1

 

  

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Telling about Kalongo – Gli alunni della scuola Giachino raccontano l’Uganda ai loro compagni

Autoritratto di Kalongo” è tornata in città per essere esposta  presso la scuola primaria XXV Aprile nell’ambito della festa “Le mille e una scarpa… in viaggio per il mondo”.

Lo scorso 7 maggio gli scatti fotografici realizzati dagli studenti ugandesi sono stati presentati agli studenti delle classi terze da guide speciali: gli alunni delle classi V della scuola Giachino  già coinvolte nel percorso “Nuovi Sviluppi” e nelle visite-laboratorio condotte dagli operatori di Cisv Solidarietà.

Le immagini proposte in mostra sono state lette e interpretate dai bambini delle classi protagoniste del percorso che le hanno poi presentate attraverso i propri racconti ai compagni più piccoli durante una festa aperta alle famiglie.

 

 

 

 

 

 

Di seguito alcuni dei racconti scritti dagli alunni delle classi V…

L’ORIZZONTE  DI  JSAU’

 Jsaù  anni dieci, professione costruttore di case nel villaggio di Kalongo Africa,

Uganda, Kalongo, paglia, ramoscelli, caldo, sabbia, fango, fame, sete, questi sono gli ingredienti  della vita di Jsaù, quando non costruisce case … si riposa …ebbene no scava pozzi perché l’acqua è indispensabile!

Gli anni passano Jsaù da bambino diventa ragazzo e poi uomo forte e coraggioso con moglie e figli.

Una mattina si alza e nel suo orizzonte compare la guerra, deve partire deve lasciare gli affetti più cari, la guerra è crudele fa molte vittime anche i figli di Jsaù se non si nascondessero dai soldati rischierebbero la vita, è un periodo brutto felicità è una parola dimenticata sembra di vivere un incubo …

L’orizzonte è sempre più nero ma tutto ha una fine … ecco all’improvviso compare un’alba meravigliosa che illumina la figura statuaria di Jsaù, ebbene sì  è lui,  è tornato più forte di prima.

UNA NUOVA CASA PER OSCAR

Oscar è un bambino di nove anni che vive in Uganda nel villaggio di Kalongo, avrebbe tanta voglia di giocare, un po’ come tutti noi, ma purtroppo deve passare parecchie ore della sua giornata nei campi a lavorare sotto il sole cocente e le restanti ore da decidere alla costruzione della sua nuova casa.

 Dopo tante fatiche, una mattina di giugno riesce a trasferirsi con la sua famiglia nella casa tanto desiderata …….che ha addirittura un bel pozzo!!! 

Oscar sa che così non dovrà più trasportare i bidoni dell’acqua che erano così pesanti!  Non gli par vero di poter uscire sulla soglia della porta a giocare con la sorella maggiore …. anche  a piedi scalzi, gli sembra di camminare su una nuvola!

Il papà intanto torna a lavorare nei campi perché la sera comunque qualcosa da mettere nel piatto occorre, a pancia vuota non si riesce a dormire!

Samuel, cugino di Oscar e la mamma, vengono ospitati nella nuova casa perché suo padre è in guerra.

Ebbene sì in Uganda c’è la guerra!!  Una guerra che rende tutti tristi e che toglie ai bimbi la gioia di avere a casa il proprio padre.

Samuel proprio per questo è spesso pensieroso.…… I giorni  passano talvolta lenti,

talvolta veloci, l’alba si alterna con il tramonto  e un bel giorno in lontananza appare una figura poco definita ……. a mano a mano che si avvicina, Samuel riconosce il suo papà.

Adesso Samuel può cominciare a sognare una casa nuova con un bel pozzo!

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La classe 3^H della scuola media Vian si racconta…

Abbiamo partecipato al percorso “Nuovi Sviluppi” con i compagni della 2^I e, come loro, abbiamo preso spunto dai racconti degli studenti ugandesi per presentare la realtà  in cui viviamo a Torino attraverso interviste a a amici, genitori e insegnanti. Ecco ciò che chiedevamo:

1)            Quanto tempo libero hai e come lo trascorri?

2)            Com’è organizzata la tua giornata tipo?

3)            Qual è il tuo sogno nel cassetto? Pensi che si realizzerà prima o poi?

4)            Qual è la tua preoccupazione principale?

5)            Vorresti cambiare qualcosa nel tuo modo di vivere?

6)            Qual è la tua festività più cara e come la trascorri?

7)            Sei contento di vivere a Torino o vorresti vivere altrove?

8)            Ti ritieni una persona fortunata?

Dalle risposte è emersa una netta differenza tra adulti e ragazzi e una certa uniformità all’interno di ogni gruppo.

I ragazzi hanno parecchio tempo libero e per lo più lo passano facendo sport o al computer a chattare con gli amici, mentre gli adulti ritengono di avere poco o nulla tempo a loro disposizione.

I ragazzi passano parecchio tempo al computer

 

I ragazzi sognano il successo o di viaggiare, e pensano che ce la faranno, gli adulti credono molto meno nella possibilità di realizzare i loro sogni, tranne nel caso in cui questi sogni riguardino i figli. Chi ha figli è preoccupato per il loro futuro, quasi tutti sono preoccupati per una malattia improvvisa.

Il Natale è per tutti la festività più importante e viene trascorso in famiglia

Per tutti la festività preferita è il Natale, che viene trascorso in famiglia.

Un murale e sullo sfondo la Mole Antonelliana

 

Per lo più la gente è soddisfatta del proprio modo di vivere e del fatto di stare a Torino, tutti si ritengono del tutto o abbastanza fortunati.

Anche noi della 3° H pensiamo di essere ragazzi fortunati!

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La classe 2^I della scuola Vian si presenta…

Video in inglese realizzato dalla classe 2^I della scuola media Vian (TO)

Dopo aver letto e guardato il lavoro fatto dai ragazzi ugandesi per illustrarci la loro realtà, i loro desideri e i loro sogni anche noi abbiamo provato a illustrare loro qualcosa della nostra realtà…

I Sogni

 Ognuno di noi ha un sogno speciale… che va comunque rispettato. Molti sogni della gente possono sembrare “inutili” ma per chi li ha sono comunque importanti. Ci sono sogni semplici: comprare un gioco, il camper delle Barbie, le Polly Pocket… altri più complessi e importanti: diventare dottore, diventare avvocato/avvocatessa… Io conosco il sogno di un bambino che si chiama Zakaria. Lui vuole guarire da una brutta malattia. Questo è un sogno che come tanti altri forse può e deve essere realizzato. Sarebbe bello che si realizzassero i sogni soprattutto dei bambini fino ai 5/6 anni, perché in questa fascia di età si pensa tutto possibile e non si sa distinguere il sogno dalla realtà.

I NOSTRI SOGNI E QUELLI DEI NOSTRI GENITORI

Francesco: mia madre da piccola sognava di proseguire la scuola e di laurearsi in legge, mio padre voleva fare un mestiere in cui si guadagnava tanto mentre io vorrei costruire auto sportive (Ferrari, Lamborghini, Bugatti).

Matteo: il mio sogno è di diventare un grande chitarrista e un astronomo.  Il sogno di mia madre è di girare per il mondo anche se quando era piccola, voleva un cavallo. Il sogno di mio padre è vivere felice, mentre quando era piccolo voleva diventare un grande portiere.

Gabriele: mio padre da piccolo voleva guidare i pullman e io vorrei  giocare a calcio in serie A.

Alessandro: io voglio diventare un meccanico mentre mia madre da giovane voleva diventare un’infermiera e mio padre voleva diventare un calciatore.

Lorenzo: il mio sogno è diventare un bravo centrocampista che gioca nella liga spagnola, precisamente nel Real Madrid. Mia sorella ha 11 anni e da grande vorrebbe aprire un ristorante a Londra con una sua amica mentre mia madre quand’era piccola sognava di diventare una hostess in una nave da crociera.

I sogni della gente sono molti e ognuno li esprime e li racconta a modo suo…

noi ne abbiamo scelto uno.

Io sono Emanuela, ho 36 anni. Quando ero piccola sognavo di diventare una veterinaria. Quest’ultimo era un sogno come uno dei tanti,diventando pero più grandi si capisce qual è la strada da seguire ed per me fu il liceo artistico.

Volevo diventare un architetto, abbellire le città e creare edifici dei quali la gente potesse essere entusiasta.

Mi diplomai ma non feci l’Università e si sa che in molti casi non è poi cosi facile trovare lavoro.

Adesso faccio la barista, un lavoro con il quale si è a contatto con la gente.

Il mio sogno nel cassetto è aprire un bar con mia sorella e se anch’esso non si realizzasse mi piacerebbe entrare a far parte della GTT (l’azienda di trasporti di Torino).

Questo è uno dei tanti sogni della gente e come avete notato non tutti sono facili da realizzare, ma vale la pena provarci.

Il capo

Il capo deve essere una persona onesta, giusta e gentile con tutte le persone che gli stanno vicino. Deve trattare tutti allo stesso modo. Non deve essere lui ricco e il popolo povero, se qualcuno non vuole lavorare lui dovrebbe cacciarlo dalla squadra,tribù… Ogni volta che qualcuno è in difficoltà, lui lo deve aiutare; deve essere una persona leale, non deve farsi sottomettere da nessuno ma soprattutto non deve sottomettere gli altri. Per esempio prendiamo il capo di una squadra di basket: il playmaker non deve contare solo sulle capacità dei giocatori migliori ma anche di quelli che non sono bravissimi. Se invece facesse il contrario rischierebbe di perdere non solo le riserve ma anche i più forti perchè li farebbe lavorare il doppio del necessario.

La Casa

Tutti noi abbiamo una casa, anche se ci sono molte persone nel mondo, e anche qui a Torino, che non ce l’hanno. Alcuni una villa, altri un appartamento, chi in centro, chi in un piccolo angolino nella città  mentre altri ancora vivono in un camper. Tutti noi abbiamo una casa dei sogni e una stanza preferita.
Vediamo alcune testimonianze …
Una mamma

Il mio nome è Marianna, sono italiana e sono separata da mio marito, vivo con mio figlio. La stanza della casa che preferisco è la cucina perchè è il luogo dove  sto maggiormente . La cosa che non mi piace della casa è il riscaldamento autonomo perchè costa tanto. La mia casa mi piace molto e non la cambierei mai  e l’oggetto che uso maggiormente è la scopa. Se mi chiedessero di cambiare casa io direi di no .

 Alcuni alunni…

Il mio nome è Riccardo e vivo con i miei genitori , sono figlio unico e quindi non condivido la stanza con nessuno. Non mi piace molto perchè è piccola infatti della mia casa cambierei la mia stanza. Con i miei genitori vivo bene e la stanza che mi piace di più è il salotto, perchè c’è la televisione e il divano. Mi piace la mia casa e l’oggetto che uso maggiormente è il computer perchè posso sentire i miei amici . 

Io sono Alessia e vivo in 2 differenti case, perchè i miei genitori sono separati. Ho cambiato casa da poco e per abituarmi c’è voluto un po’. La mia stanza preferita è la mia camera anche perchè è la stanza dove passo più tempo e dove mi sento me stessa. L’oggetto che uso maggiormente è il computer che mi serve per comunicare con i miei amici. Della mia casa non cambierei niente, anche perchè è bella e mi piace così com’è.

 

 

Io sono Daniele e vivo in 3 case differenti (sto un po’ da mia mamma, un po’ da mio papà e un po’ da mia nonna),   perchè i miei genitori sono separati. Vado anche da mia nonna perchè mia mamma lavora di mattina presto e mio papà lavora la notte quindi è lei che mi porta a scuola. Le mie stanze preferite sono il salotto e la mia cameretta. Nel primo perchè c’è la play station e la seconda perchè c’è il computer e posso chattare coi miei amici… questo da papà perche da mamma la mia stanza preferita è il soggiorno perchè c’è la wii! Delle mie case non cambierei niente perchè mi piacciono così come sono!

 

Io sono Mariateresa e vivo in un appartamento. i miei genitori stanno insieme e quindi io vivo con loro. La stanza che mi piace di più è la mia camera perchè lì ho tutta la mia roba. Della mia casa non cambierei niente perchè mi piace tutto. Gli oggetti che mi piacciono di più sono la TV e il computer. La prima perchè la guardo sempre e il secondo perchè lo uso spesso. 

 

Io sono Marco e vivo in un appartamento. La mia stanza preferita è la mia camera perchè ci sono il computer e la play station. Io non cambierei niente della mia casa perchè mi piace tutto.

LA NOSTRA OPINIONE :

La casa per noi è il posto dove abbiamo del tempo libero in cui noi ci sentiamo più tranquilli. Ogni ragazzo usa maggiormente la propria cameretta per stare al computer o guardare la televisione.  Alcuni non hanno una casa, esistono dei luoghi dove aiutano le persone che hanno bisogno e danno loro una stanza per dormire come il Sermig, un’associazione che tramite i volontari che vi lavorano cerca di aiutare chi è in difficoltà.

 

Speriamo di essere riusciti a raccontarvi qualcosa di noi!

I ragazzi della 2^ I della Scuola Media Ignazio Vian (TO)

 

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Nuovi Sviluppi: il servizio di GT Ragazzi sulla tappa di Torino

In occasione della tappa torinese del progetto Nuovi Sviluppi e della visita della delegazione ugandese agli studenti italiani che stanno prendendo parte al percorso educativo, il GT Ragazzi di RaiTre ha realizzato un servizio sull’inaugurazione della mostra “Autoritratto di Kalongo” e sul percorso educativo promosso in alcune scuole torinesi, all’interno della cornice della Biblioteca-Cascina Roccafranca.

 

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Incontro di pace al Forte Venini di Oga. Una delegazione ugandese incontra i ragazzi delle scuole

VALDISOTTO – Gli antichi dicevano “se vuoi la pace, prepara la guerra”. I nostri tempi, e i fatti più recenti sembrano confermarlo, hanno bisogno di cambiare registro e di “preparare la pace, se vogliamo la pace”.

 La delegazione La delegazione ugandese

E per preparare un cammino di pace serve conoscente, confrontarsi, imparare, studiare, allargare gli orizzonti delle proprie relazioni. Come stanno facendo i ragazzi delle quinte elementari del circolo didattico di Bormio (le classi dei plessi di Valfurva e di Isolaccia in Valdidentro) che hanno messo in cantiere un progetto che ha come obiettivo quello di educare a risolvere conflitti e controversie seguendo l’insegnamento della non violenza. All’interno di questo progetto di lavoro, realizzato in collaborazione con l’organizzazione non governativa Cesvi (Cooperazione e sviluppo) di Bergamo, i ragazzi hanno realizzato diverse iniziative e nella giornata di sabato 26 febbraio 2011 hanno incontrato una delegazione ugandese guidata da Christopher Burke e da Simona Ghezzi del Cesvi. Anthonny Oyo, insegnante, e Charles Yomoi e Francis Oyello, studenti, hanno incontrato i ragazzi dell’alta Valtellina in un luogo che è statto costruito in tempo di guerra ed oggi vuole essere testimonianza di pace, il Forte Militare Venini di Oga.

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“Il progetto a cui stiamo lavorando – ci ha spiegato Luisa Seghezzi – propone un percorso di lavoro per rivedere le proprie concezioni sul conflitto e sulla violenza, rivisitare stereotipi e comportamenti inadeguati per acquisire nuove capacità di gestione delle relazioni interpersonali, con la consapevolezza che il conflitto, se ben affrontato, è una risorsa preziosa per imparare l’arte della convivenza che è la capacità stessa di vivere e trovare la propria posizione nel mondo”.
Lungo questo percorso si è inserita la visita guidata al Forte di Oga e l’incontro con i responsabili del Cesvi e con la delegazione ugandese. Delegazione che è in Italia in occasione della mostra fotografica allestita a Torino “frutto – aggiunge Seghezzi – del lavoro scolastico e del laboratorio di fotografia realizzato con la collaborazione di Fotografi senza frontere. Autoritratto di Kalongo, così si intitola la mostra, cerca di spiegare e raccontare i territori del continente nero che sono stati e sono ancora oggi segnati da gravi conflitti”.
Questi ragazzi stanno visitando diversi paesi italiani proprio per sostenere i progetti scolastici come quelli a cui stanno lavorando i ragazzi dell’Alta. Alla visita al Forte di Oga, resa possibile grazie alla collaborazione della Comunità Montana con Carlo Trotalli a fare da cicerone, ha preso parte anche il dirigente Erminio Andreola.

Armando Trabucchi (per Il Giorno)

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Autoritratto di Kalongo arriva a Torino

Dal 25 febbraio al 31 marzo, Piazza Palazzo di Città, proprio di fronte al Comune di Torino, sarà la cornice suggestiva della mostra fotografica “AUTORITRATTO DI KALONGO. L’Africa raccontata da giovani apprendisti fotografi” ideata e allestita per sensibilizzare l’opinione pubblica, e in particolare gli studenti delle scuole , sulla realtà dei campi sfollati in Nord Uganda, Paese colpito e diviso da 25 anni di guerra civile.

Per la prima volta quattro fondazioni, Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariparma, Cariplo e Monte dei Paschi di Siena e 14 tra le principali ong italiane e associazioni della diaspora senegalese stanno realizzando insieme due importanti progetti a favore degli sfollati del Nord Uganda e a sostegno delle popolazioni rurali in Senegal.

Oltre all’intervento in loco a favore della popolazione, il progetto Fondazioni4Africa prevede anche un’attività in Italia di restituzione all’opinione pubblica in termini di sensibilizzazione e di educazione rivolta alle scuole, attraverso una serie di eventi itineranti nelle quattro regioni di riferimento delle Fondazioni (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana).

Rientra tra questi “Autoritratto di Kalongo”, la mostra curata da Paola Riccardi che raccoglie 44 scatti sui conflitti dimenticati e il ritorno a casa realizzati da 20 giovani studenti ugandesi nell’ambito di un laboratorio tenuto da Fotografi Senza Frontiere onlus che si occupa di allestire laboratori permanenti di fotografia in aree critiche del mondo come strumento di  educazione e di auto-rappresentazione. La mostra ha il patrocinio del Comune di Torino.

I ragazzi ugandesi – alcuni dei quali saranno in visita in Italia in occasione della mostra – hanno ripercorso e rappresentato la loro esperienza di sfollati fino a raccontare se stessi, i propri sogni e speranze per il futuro. Per un mese i ragazzi si sono trasformati in fotoreporter con macchina fotografica e registratore per raccogliere esperienze di vita nel campo sfollati di Kalongo.

Oltre alla mostra allestita sotto i portici di via Palazzo di Città sarà offerta alle scuole  piemontesi l’opportunità di approfondire le tematiche oggetto della mostra partecipando, immediatamente dopo la visita a laboratori didattici gratuiti condotti da operatori della cooperativa Cisv Solidarietà.

Dopo il grande successo della tappa milanese al Castello Sforzesco, senese nel Palazzo Comunale e della tappa parmense ai Portici del Grano, la mostra arriva a Torino per continuare il  percorso educativo e di sensibilizzazione avviato con il progetto Fondazioni4Africa. La prossima tappa vede l’allestimento della mostra a Novara nell’autunno 2011.

Parallelamente all’esposizione della mostra “Autoritratto di Kalongo” e della visita in Italia degli studenti ugandesi 8 classi di scuole medie e superiori di Torino già coinvolte nel progetto Fondazioni4Africa, esporranno una collettiva fotografica di 40 scatti che racconta parte del percorso educativo svolto nell’ambito del progetto Fondazioni4Africa. Come i loro coetanei ugandesi e con il supporto di un fotografo volontario hanno lavorato in aula e sul territorio per rappresentare se stessi e il contesto sociale in cui vivono. La mostra, esposta presso la biblioteca di Cascina Roccafranca, è parte dello scambio educativo con gli studenti ugandesi in visita in Italia e inaugura il 28 febbraio alle 18.

 Per  informazioni e adesioni alle visite-laboratorio nell’ambito della mostra:

Tel./Fax  011 2243813; e-mail: educazione@cesvi.org

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